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Anatomia Patologia



LA CATARATTA
MOSCHE VOLANTI E LAMPI DI LUCE
GLAUCOMA  
MACULOPATIA
SECCHEZZA OCULARE
OCCHIO E DIABETE
CHERATOCONO




LA CATARATTA

La cataratta é un opacamento del cristallino, posto all’interno dell'occhio, il quale impedisce alla luce di raggiungere la retina, determinando una riduzione progressiva della vista.
Il cristallino è formato da un “nucleo” centrale circondato da diversi strati concentrici che formano la “corteccia”, il tutto rivestito da una “capsula”, che può essere paragonata ad un sottile cellophane.
Solitamente la cataratta è una conseguenza del naturale processo di invecchiamento dell’occhio, ma può svilupparsi anche in età giovanile in seguito a malattie sistemiche come il diabete, o l’uso prolungato di cortisonici locali o sistemici. In rari casi la cataratta può essere presente fin dalla nascita, cataratta congenita..
La diagnosi può essere fatta da un medico oculista mediante un esame completo dell’occhio (Visita Oculistica Completa). Questo consente di valutare le effettive condizioni dell’occhio ed escludere altre possibili cause di diminuzioni della vista, che non possono essere eliminate con l’intervento di cataratta.

I sintomi piú comuni della cataratta includono:

- Annebbiamento indolore della vista;
- Sensibilitá alla luce;
- Frequenti cambiamenti delle lenti da vista;
- Scarsa visione notturna;
- Ridotta percezione dei colori, che appaiono piú giallognoli.

La velocitá con cui progredisce la cataratta dipende da persona a persona, e puó addirittura
variare da occhio a occhio. Pertanto non é possibile prevedere esattamente la sua progressione.
Di solito comunque, la cataratta avanza gradualmente con gli anni.

L'intervento chirurgico é l'unico metodo disponibile allo specialista per la rimozione della
cataratta.
Non esistono medicinali, integratori alimentari, esercizi o strumenti ottici in grado di prevenire o
curare la cataratta.

Quando é il momento di sottoporsi a intervento chirugico?

L'intervento chirurgico deve essere preso in considerazione quando la cataratta provoca
sufficiente perdita della vista da pregiudicare le attività quotidiane.

Non é vero che le cataratte devono essere complete o "mature" per essere operate.
L'intervento chirurgico può essere effettuato quando pregiudica il normale svolgere del proprio lavoro, guidare l'automobile senza correre pericoli, leggere e guardare la televisione senza fatica.
A seconda dei fastidi lamentati, il paziente e l'oculista dovrebbero decidere insieme qual é il
momento più appropriato per un intervento chirurgico.

Quali sono i risultati che ci si puó attendere dall'intervento chirurgico?

In Italia, ogni anno oltre 300.000 persone si sottopongono a intervento chirurgico di cataratta, e il
95% di esse non subisce alcuna complicazione. Già dal primo giorno post-operatorio si ottiene
una visione discretamente buona.
É l'oftalmologo che effettua questo delicato intervento di microchirurgia, usando un microscopio
e moderne tecnologie ad ultrasuoni.
Durante l'intervento, normalmente effettuato in anestesia locale e senza necessità di ricovero
ospedaliero, viene rimosso il cristallino annebbiato dall'occhio.
Le IOL che vengono utilizzate sono in materiale plastico o in silicone e possono essere inserite attraverso incisioni
molto piccole (fino a 3 mm). Questi materiali rimangono tranquillamente nell'occhio per tutta la
vita. La lente artificiale non risulta però più visibile dopo l'intervento, perché viene posizionata
dietro l'iride e la microincisione viene sigillata con suture finissime o anche senza punti.
Il cristallino artificiale é solitamente in grado di mettere a fuoco oggetti ad una distanza definita.
Infatti si può decidere di lasciare una certa quota di miopia (in genere 3 diottrie), che verrà corretta con occhiali per la messa a fuoco a distanza, mentre da vicino leggerà senza occhiali.
Dopo l'intervento di cataratta é possibile dedicarsi fin da subito alle attivitá giomaliere, a parte
quelle piú faticose.
Sará necessario usare dei colliri indicati dall’oculista.

Sarà necessario rivedere il paziente, il giorno dopo, dopo 10 giorni e a distanza di 1 mese, per seguire il decorso post-operatorio.
Infatti la stabilitá definitiva della vista che corrisponde alla completa cicatrizzazione della ferita di solito avviene
in 1-2 mesi.

In certi casi si rende necessaria una leggera correzione per lontano, oltre agli occhiali per leggere.
Per quanto sia una credenza comune, i laser non sono usati per la rimozione della cataratta.

La chirurgia laser viene usata solo per aprire la capsula naturale che sostiene il cristallíno artificiale,
la quale generalmente puó opacarsi in un quinto dei pazienti dopo l'intervento chirurgico.

L'intervento alla cataratta é un intervento con un'alta percentuale di successo, infatti la vista migliora in oltre 90% dei casi, a meno che non esistano altri problemi nell’occhio (per esempio alla cornea, alla retina o al nervo ottico).
É importante capire che possono insorgere complicazioni durante e dopo l'intervento, alcune di
esse sufficientemente gravi da ridurre la vista.
Come in qualsiasi altro intervento chirurgico, è impossibile garantire al 100% il successo dell'operazione.

Conclusione

La cataratta é una causa comune di diminuzione visiva, specialmente nelle persone anziane, ma é
curabile.
L'oftalmologo é in grado di dire se la causa del problema visivo é la cataratta o se si tratta di altra
patologia, e puó aiutare a decidere se l'intervento chirurgico é la soluzione piú appropriata.

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MOSCHE VOLANTI E LAMPI DI LUCE
IL DISTACCO POSTERIORE DI VITREO


A volte capita di vedere filamenti scuri o piccole macchie che si muovono con i movimenti
degli occhi ("mosche volanti" o miodesopsie) e che si vedono meglio fissando uno sfondo a
tinta unita, come il cielo od un muro bianco. Per quanto possa sembrare che questi oggetti
siano fuori d all'occhio, in realtá essi si muovono al suo interno.

La causa é un'alterazione della consistenza della gelatina che è presente all'interno dell'occhio (corpo
vitreo), che puó staccarsi dalla retina a cui aderisce (distacco posteriore di vitreo).
Quando ciò si verifica si osservano addensamenti del corpo vitreo o corpi mobili vitreali.
Nel 20% dei casi circa la retina si puó rompere.
Per questo motivo, soprattutto se i sintomi si presentano improvvisamente, é utile eseguire
una visita oculistica con urgenza.
Anche se si hanno corpi mobili da anni, peró essi aumentano, oppure se il problema si
manifesta anche nell'altro occhio, o si percepiscono "lampi luminosi" (fosfeni), o ancora se la
vista diminuisce in un settore periferico, é consigliabile un nuovo controllo oculistico.
I lampi di luce sono provocati dal corpo vitreo che tocca la retina .
Essi interessano in genere un solo occhio e durano una frazione di secondo.
II distacco posteriore di vitreo é più comune in persone miopi, di età superiore ai 50 anni che sono stati sottoposti ad intervento di cataratta.

COSA FARE?
Nella quasi totalità dei casi la retina non subisce conseguenze e non é necessario prendere alcun provvedimento. Quando i corpi mobili intralciano una buona visione é utile provare a muovere gli occhi e la testa cercando di spostarle al di fuori del campo visivo. In sostanza é necessario imparare a convivere con le proprie mosche volanti, che con il tempo tenderanno comunque a diminuire ed a diventare meno fastidiose.


MOSCHE VOLANTI E MIOPIA
Nei rari casi in cui la retina venisse danneggiata, potrebbe essere il caso di intervenire con il laser o chirurgicamente per riparare le rotture retiniche.
Nella miopia di solito l’occhio è più lungo della norma, con pareti e retina piú sottili.
Di conseguenza il rischio di sviluppare rotture retiniche o un distacco di retina aumenta proporzionalmente al grado di miopia, e puó essere fino a 50 volte superiore a quello di una persona che non ha nessun difetti di vista.
Per questo motivo é utile un controllo annuale del fundus, che permette di evidenziare eventuali alterazioni retiniche che possono portare ad un distacco della retina.

TRATTAMENTO LASER
Ci sono vari tipi di alterazioni retiniche. Le piú pericolose sono quelle che esercitano una trazione sulla retina o su cui si formano dei fori dello spessore retinico.
Queste degenerazioni si formano sulla periferia della retina, zona che non é utile per la visione.
L'opportunità di trattare preventivamente queste lesioni con il laser deriva da varie considerazioni che, caso per caso, tengono conto anche del tipo di vita condotta, dall’età del paziente ecc…
II laser causa una cicatrice intorno alla lesione, che la isola dalla circostante retina sana e previene un eventuale distacco retinico. Inoltre il laser é praticamente indolore e si esegue in una seduta ambulatoriale di pochi minuti con un anestetico in collirio.
Alcune degenerazioni retiniche non necessitano del trattamento laser, ma solo di essere tenute sotto osservazione negli anni. Controlli periodici sono necessari anche dopo avere eseguito un laser, per scongiurare lo sviluppo di nuove lesioni.

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GLAUCOMA

DEFINIZIONE
Con il termine glaucoma s’intende una patologia caratterizzata da una graduale e progressiva alterazione del campo visivo periferico che si accompagna ad un danno del nervo ottico e dello strato delle fibre nervose, in presenza, generalmente, di una pressione interna all’occhio elevata (IOP).
Il nervo ottico è assimilabile ad un cavo trasmittente che collega l’occhio al cervello ed è costituito da tanti fili detti “fibre nervose”, circa un milione per ciascun occhio. La circolazione del sangue e il trasporto delle sostanze nutritive sono rallentati e/od ostacolate quando la pressione dell’occhio è troppo alta.
Generalmente è asintomatico negli stadi iniziali, perciò la diagnosi è posta, nella maggior parte dei casi, quando vi è un danno significativo del nervo ottico e di conseguenza del campo visivo.

FATTORI DI RISCHIO
Può essere considerata una patologia multifattoriale in cui il principale fattore di rischio, come abbiamo detto prima, è la pressione interna dell’occhio; ad esso si associano altri fattori quali:
1. l’età: la prevalenza della malattia cresce con l’età
2. la familiarità, chi ha familiari con questa patologia ha un maggior rischio di sviluppare la malattia rispetto a chi invece non è ha
3. la razza: negli afro-americani la prevalenza del glaucoma è quattro volte più alta rispetto alle altre razze e la probabilità che questa malattia porti alla cecità è da sei ad otto volte più alta.
4. la miopia superiore alle 4-5 diottrie
5. l’ipertensione sistemica e i disordini vascolari (Diabete).
6. L’emicrania e i vasospasmi periferici.
7. I fattori genetici.

In definitiva il glaucoma cronico semplice ad angolo aperto può essere considerato come una malattia che diventa più frequente con l’età avanzata, generalmente abbinato ad un’elevata pressione intraoculare (IOP elevata), associato a fattori genetici particolari, la cui insorgenza e progressione è influenzata negativamente da fattori vascolari.

LA PRESSIONE DELL’OCCHIO
L’occhio si può paragonare ad una palla semielastica riempita di liquidi, i quali circolano in continuazione. Nel caso in cui la quantità di liquido prodotto eccede la quantità di liquido eliminato, il liquido aumenta e di conseguenza aumenta la pressione interna dell’occhio. Il liquido responsabile della pressione dell’occhio è detto “umore acqueo”.
Esso è prodotto dietro l’iride, presso i corpi ciliari, e si sposta in avanti attraverso la pupilla; e si scarica a livello dell’angolo interno formato dalla cornea e dall’iride (angolo camerulare) dove è posto il trabecolato (80%) e in minor misura attraverso la via uveo-sclerale (20%). Il trabecolato può essere paragonato ad un filtro microscopico di là dal quale i canali di scarico si dirigono attraverso la parete dell’occhio, dove i liquidi sono poi riassorbiti.
Il flusso dell’umore acqueo può essere, quindi, paragonato a quello dell’acqua di un lavandino:
Vi è un rubinetto (corpi ciliari), e lo scarico (il trabecolato). Un eccesso di produzione o una difficoltà di scarico determinano un aumento della pressione dell’occhio.
A causa dell’aumento della pressione dell’occhio le fibre nervose che compongono il nervo ottico iniziano a danneggiarsi, quindi si generano all’interno del campo visivo delle zone buie, detti “scotomi”. Inizialmente molto piccoli, gli scotomi quando diventano grandi e sono notati vuol dire che il danno a carico del nervo ottico è molto grave. In questa fase il paziente continuerà a vedere molto nitidamente al centro.
Nelle fasi evolute il nervo ottico è completamente distrutto e questo porterà, inevitabilmente, alla cecità.
Per questo motivo è molto importante diagnosticare il glaucoma il più precocemente possibile.

CLASSIFICAZIONE
In genere si possono distinguere quattro tipi di glaucoma:
A. Forma congenita
B. Glaucomi primari ad angolo aperto
C. Glaucomi primari ad angolo chiuso
D. Glaucomi secondari

Considerando che la suddivisione in angolo aperto ed angolo chiuso è fondamentale per l’impostazione terapeutica, la suddivisione tra primari e secondari deve essere rivista alla luce delle attuali conoscenze; infatti, sempre più forme primarie (ad eziologia sconosciuta) sono etichettate come secondarie o ad anomalie genetiche o morfologiche; ciò è possibile, grazie alla ricerca che giorno dopo giorno ci dà nuove informazioni su questa patologia.


A. FORMA CONGENITA
E’ la forma di glaucoma presente fin dalla nascita o che compare nella prima infanzia. E’ dovuto ad una malformazione congenita dell’angolo di drenaggio dell’umore acqueo.
Nei piccoli pazienti affetti da glaucoma congenito si può notare:
• Ingrossamento dell’occhio
• Opacizzazione della cornea (la cornea diventa biancastra)
• Lacrimazione abbondante
• Tendenza a chiudere gli occhi alla presenza della luce (fotofobia)

B. GLAUCOMA PRIMARIO AD ANGOLO APERTO (CRONICO SEMPLICE)
E’ la forma più comune, circa il 60% dei glaucomi, ed è legato ad un invecchiamento del filtro di scarico dell’umore acqueo (trabecolato). Infatti, con il passare del tempo la capacità di riassorbimento da parte del trabecolato si riduce e la pressione all’interno dell’occhio aumenta.
Purtroppo questo tipo di glaucoma può danneggiare la vista in modo progressivo e subdolo, tanto da poter causare danni molto gravi prima di essere diagnosticato.
Una forma particolare di glaucoma cronico è il glaucoma a pressione normale (LTG), cioè quei casi in cui si ha un danno del nervo ottico nonostante la pressione dell’occhio risulti sempre normale.
Un’alterata perfusione ematica della testa del nervo ottico, potrebbe indurre il danno a carico delle fibre del nervo ottico.

C. GLAUCOMA PRIMARIO AD ANGOLO CHIUSO
Il glaucoma ad angolo chiuso deriva da un ostacolo al deflusso dell’umore acqueo a livello dell’angolo, che si chiude come se un foglio di carta che fluttua libero in un lavandino andasse ad ostruire completamente lo scarico. Nell’occhio è l’iride che si comporta come il foglio di carta, perché si può addossare alla cornea ostruendo, di fatto, completamente il passaggio dell’umore acqueo verso la zona di scarico, cioè verso l’angolo.
Quando questo meccanismo avviene lentamente, si parla di “glaucoma cronico ad angolo chiuso”; se succede all’improvviso si parla di “attacco acuto di glaucoma”. Questo è accompagnato da sintomi locali e sistemici molto evidenti che spingono il paziente da uno specialista con urgenza.
Questi sintomi sono:
- Visione d’aloni colorati attorno alle luci
- Dolore oculare intenso
- Visione annebbiata
- Cefalea intensa che s’irradia all’orbita dell’occhio interessato
- Nausea e vomito.

D. GLAUCOMA SECONDARIO
Il glaucoma secondario è dovuto a cause ben specifiche quali:
- Traumi
- Infiammazioni
- Infezioni
- Tumori
- Farmaci
- Anomalie circolatorie
La pressione dell’occhio aumenta perché il sistema di scarico dell’umore acqueo è danneggiato.
Tra i glaucomi secondari, i più frequenti ed importanti sono:
- Glaucoma Pigmentario, causato dal depositarsi a livello trabecolare di granuli di pigmento, che si liberano dall’iride.
- Glaucoma pseudoesfoliativo, causato dal depositarsi a livello trabecolare; di materiale amorfo proveniente dalla parete del cristallino o di altre strutture oculari (Pex).

DIAGNOSI
Come già detto il glaucoma, nella sua forma più comune cioè quello ad angolo aperto, non dà sintomi, perciò la diagnosi avviene durante una visita oculistica effettuata per altri motivi. Sapendo che questa forma di glaucoma è strettamente legata all’età ed ha una spiccata familiarità, è buona norma, anche in assenza di sintomi, effettuare una visita oculistica completa dopo i 40 anni.

“E’ solo il medico specialista oculista:
• In grado di misurare in modo del tutto attendibile la pressione dell’occhio
• Autorizzato ed addestrato ad usare tutti gli strumenti idonei per porre diagnosi
• Capace di valutare tutti gli eventuali segni concomitanti o identificare gli eventuali fattori di rischio.


Gli esami indispensabili per porre diagnosi sono:

1. La misurazione della pressione dell’occhio – TONOMETRIA.
Seduti alla lampada a fessura e dopo aver instillato un collirio anestetico di superficie ed aver applicato un colorante giallo-arancione (fluoresceina), un piccolo cono di plastica è appoggiato sulla superficie corneale. Si tratta di un esame rapido, indolore e assolutamente senza rischi. Questa è la misurazione ad applanazione. Esistono altri metodi di misurazione, quali l’identazione, il pneumotonometro o il tonometro a soffio che risultano, però poco precisi.

2. La misurazione dello spessore corneale – PACHIMETRIA.
La valutazione della pressione oculare, oggi, non può prescindere dalla misurazione dello spessore corneale; infatti, è importante introdurre un fattore di correzione in base allo spessore corneale.
In cornee più spesse (> di 560 m), il valore della pressione dell’occhio deve essere ridotto di 1 mmHg ogni 10 m in più di spessore corneale e viceversa in cornee con spessore < ai 560 m. Molti studi al riguardo stanno cercando di definire una tabella di conversione affidabile ed internazionalmente accettata.

3. L’esplorazione dell’angolo di drenaggio – GONIOSCOPIA.
Dopo aver instillato un collirio d’anestetico si applica una lente a contatto sull’occhio. E’ una manovra che può eseguire solo lo specialista oculista, è totalmente indolore e permette di distinguere il tipo di glaucoma, ad angolo aperto o ad angolo chiuso.

4. La valutazione delle alterazioni del nervo ottico – FUNDUS OCULI.
Mediante uno strumento che è in grado di illuminare l’occhio al suo interno e grazie all’uso di una lente è possibile l’osservazione della retina e del punto in cui il nervo ottico si collega all’occhio, detto “papilla” o “testa del nervo ottico”. In caso di glaucoma il nervo ottico appare schiacciato (escavato) dall’eccessiva pressione, diventa giallastro (pallido) e presenta alterazioni di varia entità a seconda dei casi.

5. La valutazione del campo visivo – PERIMETRIA.
Questa tecnica utilizza strumenti per lo più computerizzati ed è in grado di valutare la sensibilità di ciascun occhio a vari stimoli luminosi proiettati all’interno di un’apposita cupola. Al termine dell’esame è stampata una mappa dove i difetti appaiono come macchie scure (scotomi) e delle tabelle numeriche che solo lo specialista è in grado di interpretare.
Tecniche alternative di perimetria sono:
- La perimetria a lunghezza d’onda corta (swap), utilizza uno stimolo blu su sfondo giallo; influenzabile da un’eventuale cataratta.
- La perimetria a duplicazione di frequenza (FDT), utilizza stimoli a frequenze spaziali basse e frequenze temporali elevate.
- La perimetria a risoluzione “High Pass” (HRP), basata sull’utilizzo di stimoli spaziali elevati e temporali bassi.
Il ruolo di queste tecniche nella gestione clinica del glaucoma è da definire.

Il glaucoma è una malattia a lenta progressione; infatti, la perdita di fibre nervose è stimata intorno al 4% all’anno; di conseguenza il campo visivo si altera dopo che l’aumento della pressione dell’occhio dura da alcuni anni.
Purtroppo la perimetria è un esame poco sensibile in quanto rivela le lesioni quando circa il 40% del nervo ottico è stato danneggiato.
Pertanto per una diagnosi più precoce possibile sono stati messi a punto degli strumenti diagnostici molto sofisticati, che studiano la papilla del nervo ottico, come l’HRT III (Heidelberg Retinal Tomograph) o lo strato delle fibre nervose come il GDx vcc (Nerve Fiber Analyzer) o SLO (Scanning Laser Ophthalmoscope) o l'OCT che può studiare sia la papilla sia lo strato delle fibre nervose.
In ogni modo la perimetria rimane l’unico esame, internazionalmente accettato, per seguire un paziente con diagnosi certa di glaucoma.

TERAPIA
Chi soffre di glaucoma deve sottoporsi a controlli specialistici ad intervalli prestabiliti per tutta la vita, essendo il glaucoma una malattia cronica che si può curare ma di cui non si può guarire.
Non è possibile seguire il paziente con la sola misurazione della pressione dell’occhio; infatti, uno stesso valore di pressione può causare effetti differenti in soggetti diversi e quindi ciascun paziente dev’essere valutato considerando tutti gli esami a disposizione. Una volta presenti, i danni sono irreversibili. Di conseguenza la terapia è molto utile per stabilizzare la situazione.

La terapia è:

Farmacologica
Sotto forma di colliri, sono somministrati localmente uno o più volte al dì con regolarità e continuità. Negli ultimi anni sono stati commercializzati un’enorme varietà di farmaci con molteplici meccanismi d’azione e con lo scopo comune di abbassare la pressione dell’occhio e mantenerla costante nell’arco delle 24 ore.
A volte presentano effetti indesiderati che li rendono non ben accetti dal paziente; per la massima parte possono causare bruciori, arrossamenti, annebbiamento della vista o cefalea. In certi casi possono causare problemi sistemici come nei cardiopatici con aritmie o nei broncopatici asmatici, quindi è importante che lo specialista conosca lo stato di salute generale del paziente, prima della prescrizione di alcuni colliri. Alcune volte i soli colliri non bastano e devono essere associate delle pastiglie, che, a certe dosi, possono presentare degli effetti collaterali come formicolio alle estremità, disturbi gastrointestinali, inappetenza e nelle persone predisposte alle coliche renali possono favorire la formazione di calcoli renali. Per questi motivi queste pastiglie sono usati in pazienti selezionati e per brevi periodi.

Parachirurgica – trattamenti laser
Nel caso in cui la sola terapia medica con i colliri non è sufficiente ad abbassare la pressione dell’occhio, si può pensare di sottoporre il paziente ad un trattamento laser.
Nel caso di un glaucoma primario ad angolo aperto si utilizza la “trabeculoplastica argon laser” o LTP e ultimamente l'SLT o trabeculoplastica selettiva che consiste nel focalizzare il raggio laser con una apposita lente appoggiata all’occhio sul trabecolato, per migliorarne il suo funzionamento di filtro di scarico, allargandone i pori che lo costituiscono.
Con questa tecnica laser, nella maggior parte dei casi, se il trattamento è ben eseguito, si ha un abbassamento della pressione dell’occhio. Talvolta l’abbassamento della pressione è solo temporaneo. Tuttavia nei casi trattati con successo questa tecnica ci consente di rimandare di qualche anno l’intervento chirurgico.
Nel caso di Glaucoma ad angolo chiuso o stretto, si utilizza “l’iridotomia yag laser”, che consiste nel praticare un piccolissimo foro nell’iride, mettendo in comunicazione i due comparti dell’occhio, posti al davanti e dietro l’iride. Questo laser consente una miglior circolazione dell’umor acqueo verso lo scarico e previene la chiusura improvvisa dell’angolo di scarico, come avviene per esempio nell’attacco acuto di glaucoma.
Per tal motivo, si può eseguire a scopo preventivo nell’altro occhio di pazienti che hanno avuto una attacco acuto di glaucoma nel primo occhio.
Nei cosiddetti glaucomi cosiddetti “refrattari”, cioè in quei glaucomi che non rispondono a nessuna terapia, compresa quella chirurgica, si può ricorrere alla “bruciatura” delle strutture che producono l’umor acqueo, cioè dei corpi ciliari, mediante un trattamento con un laser detto “a diodi” o mediante una sonda congelante (azoto liquido).

Chirurgica
La chirurgia nel glaucoma è indicata quando la terapia laser e/o la terapia medica non riescono ad abbassare la pressione a livelli ottimali.
E’ molto importante ricordare che non esiste un valore della pressione dell’occhio ideale in senso assoluto, e di conseguenza lo sforzo deve essere diretto ad evitare l’instaurarsi di danni al nervo ottico o il loro peggioramento.
L’intervento consiste nel creare una via di scarico alternativa a quella naturale (rappresentata dal trabecolato), mettendo in comunicazione l’interno dell’occhio con lo spazio sotto la congiuntiva, formando quella che è chiamata “bozza filtrante”. Quest’intervento è chiamato Trabeculectomia o intervento filtrante. In alcuni casi specifici, per evitare l’inevitabile cicatrizzazione di quest’apertura, si possono usare dei farmaci o durante o dopo l’intervento, che blocchi la cicatrizzazione; questi farmaci sono detti antimetaboliti.
La complicanza più importante, che si può verificare durante l’intervento di trabeculectomia è l’emorragia.
Le complicanze postoperatorie possono essere:
- Pressione oculare troppo bassa
- Emorragia interna
- Insorgenza o aumento, nel caso in cui è già presente, della cataratta
- Infezione
- Aumento della pressione dell’occhio.
Per fortuna sono complicanze poco frequenti e solitamente rimediabili, ma che inducono lo specialista a consigliare l’intervento solo quando la terapia medica o il laser non abbassa a sufficienza la pressione dell’occhio.
Interventi chirurgici alternativi alla trabeculectomia sono:
• Chirurgia non penetrante, viscocanalostomia e la sclerectomia profonda; in questo caso non si ha un’apertura del bulbo e di conseguenza non si hanno le complicanze tipiche della trabeculectomia.
• Impianto di valvole drenanti; queste hanno la funzione di permettere il trasporto d’umore acqueo attraverso la parete del bulbo diffondendolo sotto la congiuntiva.


I vari trattamenti hanno il solo scopo di abbassare la pressione dell’occhio.
Non vi è nessuna cura definitiva per il glaucoma; pertanto non è possibile recuperare una funzione visiva compromessa dalla malattia.
La terapia, qualunque essa sia, può prevenire ulteriori danni, soprattutto nelle fasi iniziali della malattia.


CONSIGLI PRATICI

1- Non è necessario alzarsi di notte per eseguire la terapia con i colliri; è consigliabile organizzarsi in modo da poter riposare tranquillamente
2- I colliri si possono conservare in genere per 30/35 giorni in un luogo fresco e lontano dalla luce; se il liquido cambiasse di colore conviene sostituirlo.
3- Se dovesse passare troppo tempo tra un’instillazione e l’altra la pressione dell’occhio, inevitabilmente aumenta, perciò è meglio mantenere gli orari prestabiliti.
4- Le gocce vanno messe normalmente anche il giorno della visita, tranne che lo specialista non dia indicazioni diverse.
5- Se s’instillano due o più colliri alla stessa ora, conviene attendere un minuto tra un collirio e l’altro.
6- Non c’è nessun pericolo a mettere una goccia di collirio in più, se non si è sicuri di aver messo bene una goccia.
7- Mettere le gocce più frequentemente non è pericoloso, e non aumenta l’efficacia della terapia stessa; è più probabile che avvengano più effetti collaterali.
8- E’ molto importante riferire al proprio medico di base che si è affetti da glaucoma, in quanto alcuni farmaci come i tranquillanti, gli antiasmatici o gli antispastici (buscopan) possono influire negativamente nel glaucoma ad angolo stretto non trattato con l’iridotomia.
9- Perché le gocce siano assorbite occorrono pochi minuti, trascorsi i quali si può fare la doccia, il bagno o nuotare.
10- Il glaucoma non è ereditario, ma si può evidenziare nello stesso nucleo familiare (familiarità).
11- E’ possibile che colpisca un solo occhio, anche se di solito colpisce entrambi gli occhi, con gravità diversa.
12- Non è contagioso.
13- Si possono continuare ad usare le lenti a contatto, mettendo i colliri quando le lenti non sono indossate.
14- Si può praticare qualsiasi sport, ad eccezione di quelli che prevedono di mantenere per molto tempo la testa più in basso rispetto al torace (come negli esercizi yoga).
15- E’ permesso bere alcolici e caffè nei limiti del buon senso.
16- L’umor acqueo non è la lacrima.
17- Durante la visita gli occhi diventano giallastri a causa del colorante giallo-arancione, la fluorescina, che è usata per misurare la pressione dell’occhio.
18- Quando l’oculista prescrive una curva tonometrica, vuol dire che la pressione dell’occhio è misurata ad intervalli prestabiliti, in genere ogni due ore, durante il giorno per scoprire eventuali variazioni.
19- E’ molto importante sottoporsi ad una visita oculistica:
- Al di sopra dei 40 anni, se non si effettua una visita da più di 5 anni.
- Ogni 2 anni tra i 40 anni e i 60 anni.
- Ogni anno sopra i 60 anni.

NON BISOGNA DIMENTICARE CHE SI TRATTA DELLA PROPRIA VISTA, PER CUI BISOGNA FARE DI TUTTO PER CONSERVARLA.

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MACULOPATIA

LA MACULA

La macula si trova al centro della retina e controlla la capacità di riconoscere i più fini dettagli degli oggetti ed i colori, leggere e scrivere; essa ha una densità molto elevata di fotorecettori.
II resto della retina serve alla visione laterale o periferica e quindi ci permette di vedere tutto ciò che si trova attorno al punto che stiamo fissando. Questa funzione è molto importante per esempio per scendere i gradini o per accorgerci del sopraggiungere di un autoveicolo dai lati, mentre stiamo fissando la strada davanti a noi.

LA MACULOPATIA

La maculopatia é il danneggiamento della macula.
Questo si verifica in alcune persone dopo i 60 anni, e per tale motivo questa malattia viene chiamata degenerazione maculare legata all'età (ARMD). Raramente può colpire i giovani sotto forma di malattie spesso ereditarie che vengono dette distrofie maculari.
La degenerazione maculare legata all 'età può essere di 2 tipi:
- secca (atrofica), caratterizzata da un progressivo assottigliamento della retina centrale scarsamente nutrita dai capillari che risultano poco efficienti.
- essudativa (neovascolare o disciforme), complicata dalla formazione di vasi capillari anormali, inglobati in sottili membrane “neovascolari” dalla parete molto fragile. Questi vasi perdono plasma e si rompono facilmente, causando ripetuti episodi emorragici seguiti dal tentativo di riparazione tissutale, formando una cicatrice centrale.
La forma essudativa può essere bloccata da un trattamento laser, ma solo nelle fasi precoci, quando i vasi anomali da cui fuoriesce liquido non si trovano al centro della macula.
Una certa percentuale di degenerazioni atrofiche diventa essudativa nel tempo, per cui é utile monitorarne l'evoluzione. Inoltre, anche i trattamenti laser che riescono a chiudere efficacemente questi vasi, non possono impedire eventuali recidive.
La degenerazione maculare legata all’età tende a coinvolgere entrambi gli occhi, anche se in tempi diversi.
Una volta insorta la malattia su di un occhio, la probabilità di avere un coinvolgimento dell'occhio contro laterale é circa il 30% entro 5 anni. La maculopatia rappresenta la principale causa di cecità legale nelle persone anziane in Italia.
Negli Stati Uniti ogni anno ci sono 165.000 nuovi casi ed il numero totale di malati raggiunge il milione.
Al momento attuale purtroppo non sono conosciute né le cause della malattia né una cura definitiva.

SINTOMI
La degenerazione maculare legata all 'età (ARMD) non da dolore. Anzi, inizialmente il problema visivo può non essere notato, perché si supplisce con l'occhio buono. I primi sintomi di solito sono la distorsione delle immagini (metamorfopsie), per cui gli oggetti appaiono deformati e/o rimpiccioliti. Se viene interessata la parte centrale della macula (fovea), compare una macchia di "non visione" centrale, per cui osservando per esempio un viso, si vedono le orecchie ma non le espressioni, gli occhi e la bocca; oppure si vede la sagoma dell'orologio ma non l'ora indicata.
Questa evoluzione può verificarsi rapidamente o nell'arco di mesi. Per questo é consigliabile eseguire spesso il Test di Amsler per monitorare la propria visione. Il TEST DI AMSLER consiste nell’osservare, un occhio alla volta, un puntino centrale di un foglio di carta quadrettata; se alcune parti sono distorte o sfuocate bisogna contattare urgentemente il proprio oculista di fiducia.
Un controllo oculistico almeno annuale é comunque utile.

COME SI ESEGUE IL TEST DI AMSLER
- esporre il reticolo ad una buona luce
- adoperare occhiali da vicino, se già presbiti
- mettere il reticolo a 35 cm di distanza
- coprite un occhio
- fissate il centro del reticolo e sforzatevi di notare se i quadretti tutto attorno sono diritti
QUESTO ESAME NON SOSTITUISCE IN ALCUN MODO UNA VISITA SPECIALISTICA OCULISTICA; PUO’ AIUTARE A RICONOSCERE PICCOLE ALTERAZIONI SOGGETTIVE CHE VERRANNO SEGNALATE AL MEDICO SPECIALISTA.

DIAGNOSI
Durante la visita specialistica, l’oculista osserva il fundus dopo aver dilatato la pupilla con delle gocce.
Per meglio inquadrare la situazione retinica di certi pazienti si esegue “l’angiografia con fluoresceina” e “l’angiografia con verde di Indocianina”. Entrambi sono esami fotografici e non radiologici e consistono nel riprendere delle immagini dettagliate dei capillari retinici nel momento che questi sono attraversati dal colorante (fluoresceina o indocianina) che viene iniettato endovena nel braccio del paziente. Con le immagini ottenute si può porre diagnosi e stadiare la malattia, e servirsene, eventualmente, come guida per un trattamento laser.

TERAPIA

I neovasi crescono all'interno della retina a causa di una piccola rottura degli strati retinici più profondi. II liquido che fuoriesce da questi vasi anomali si accumula nella retina, causando la distorsione delle immagini.

In alcuni casi si può eseguire un trattamento con laser termico, però nel caso in cui le membrane neovascolari sono poste al di fuori dell'area maculare.
Altro trattamento è la cosiddetta TERAPIA FOTODINAMICA (PDT). 
Le applicazioni possono servire per favorire il riassorbimento dei liquidi fuoriusciti dai capillari fragili oppure eliminare le membrane neovascolari. II trattamento si esegue in ambulatorio, senza anestesia.
Nuova ed innovativa è l'iniezione intravitreale di farmaci anti-angiogenetici quali AVASTIN, LUCENTIS E MACUGEN.
Dagli ultimi studi multicentrici internazionali si è visto che combinando diverse terapie, la cosidetta tripla terapia (terapia fotodinamica, iniezione intravitreale di farmaci antiangiogenetici e iniezione intravitreale di cortisonici) si ottengono risultati più incoraggianti e duraturi. 
In rari casi selezionati, queste membrane possono essere asportate chirurgicamente.
Solitamente il beneficio di questi trattamenti è modesto e non è scevro da rischi, in quanto viene interessata una zona di retina molto vulnerabile.
Dopo aver eseguito il trattamento é necessario ripetere periodicamente la fluorangiografia.

PROGNOSI

Se la maculopatia evolve, le attività in cui é necessaria una fine discriminazione, come leggere e
scrivere, riconoscere oggetti piccoli, o infilare il filo in un ago possono diventare difficili.
Sarà sempre possibile avere un livello di visione utile per conservare la propria autonomia, utilizzando il proprio campo visivo e la visione laterale per eseguire tutte le attività della vita quotidiana.

COME ALLEVIARE IL DISAGIO FUNZIONALE

1) Leggere in ambienti ben illuminati.
2) Imparare a muovere molto la fissazione, in modo da cogliere maggiori dettagli.
3) Utilizzare lenti d'ingrandimento o potenziare le lenti per vicino m modo da conferire loro
un effetto ingrandente.
4) Se questo fosse insufficiente, esistono ausili visivi particolari, tra cui occhiali dotati di
sistemi di lenti (galileiani o telescopici), in grado di ingrandire le immagini da 2X a 16X,
oppure videoingranditori, che mostrano su un monitor, alla grandezza desiderata, i
caratteri di un testo che viene fatto scorrere su un tavolo, oppure ancora, dispositivi
computerizzati o parlanti.

STATO DELLA RICERCA SCIENTIFICA

Molti lavori di ricerca stanno studiando le cause della maculopatia e come essa possa venire curata. Il più importante è lo “STUDIO AREDS”.
Vi sono correlazioni con il fumo di sigaretta, con l’esposizione al sole e con l'invecchiamento.
Dal punto di vista terapeutico, la sostituzione della zona di retina danneggiata dalla malattia é
difficile, perché essendo la retina composta anche da cellule nervose, si possono considerare come
cellule “perenni” cioè che non si rigenerano. Questo rende i tentativi di trapianto molto complessi da eseguire.
In questo campo sono in corso esperimenti in tutto il mondo, sebbene aumentare la vista evitando fenomeni di rigetto sia complesso.

PREVENZIONE
Le cause della degenerazione maculare non sono ancora conosciute. Tuttavia, almeno nelle forme senili, gran parte della responsabilità spetta ad alterazioni circolatorie che con l’invecchiamento si manifestano in modo variabile.
E’ molto importante controllare:
- la pressione arteriosa
- la glicemia
- il colesterolo
- ridurre il consumo di sigarette
Precauzioni da prendere:
- Utilizzare occhiali da sole che taglino le lunghezze d'onda inferiori ai 500 nm, cioè una
parte del blu visibile e tutte le radiazioni ultraviolette (A e B)
- Supplementi vitaminici: vit C, vit E, selenio, zinco.
Dati scientifici suggeriscono un beneficio di queste sostanze sul deterioramento retinico.

Da non assumere in caso di:
a. Calcolosi renale (la vit C in alte dosi puó precipitare i calcoli)
b. Diabete (vit E e selenio possono potenziare le infezioni e la vit C in alte dosi puó
interferire con i dosaggi della glicemia)
c. Gotta, aterosclerosi (la vit C puó interferire con i dosaggi di uricemia e colesterolemia)
d. Anomalie della coagulazione (la vit E puó alterare la vit K, aumentando gli effetti degli
anticoagulanti)
f. Anemia

CONCLUSIONE

E’ IMPORTANTE ABITUARSI DOPO I 40 ANNI A VISITE PERIODICHE OCULISTICHE DI CONTROLLO A SCOPO PREVENTIVO PER EVITARE UNA DIAGNOSI DI MACULOPATIA TARDIVA.

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SECCHEZZA OCULARE

Normalmente, gli occhi vengono continuamente lubrificati dalla produzione di lacrime.
La chiusura continua delle palpebre (ammiccamento) distribuisce le lacrime sulla superficie corneale. Le lacrime sono costituite da importanti sostanze nutritive per la superficie oculare e sostanze che prevengono le infezioni.
La secchezza oculare può essere causata o da una scarsa produzione delle lacrime stesse o da una eccessiva evaporazione delle lacrime. Per questo motivo le lacrime possono diventare più concentrate e provocare infiammazioni e irritazioni.
E’ una malattia molto frequente, che colpisce a qualsiasi età ma soprattutto nell’età avanzata, con maggior frequenza nelle donne nel periodo menopausale a causa dello squilibrio ormonale a cui va incontro, inevitabilmente. Infatti il calo degli estrogeni e dei progestinici incide in maniera importante nel meccanismo di produzione delle lacrime.
La secchezza oculare, fortunatamente, non danneggia la vista, ma in ogni caso può diventare intollerabile.

SINTOMI

I più importanti sintomi sono:
• bruciori
• sensazione di corpo estraneo o vero e proprio dolore di tipo puntorio
• occhi rossi e fotofobia
• secrezione mucosa sulle ciglia
• difficile apertura delle palpebra al risveglio

I sintomi possono essere provocati da:
• ridotta frequenza di chiusura delle palpebre (diminuzione ammiccamento), per esempio nella lettura, nel guidare, nel lavoro al computer o nel guardare la televisione
• esposizione a smog, polvere, fumo di sigarette
• aria condizionata o ambiente secco in genere

CAUSE

La causa più frequente è l’incapacità da parte delle ghiandole lacrimali palpebrali di produrre le lacrime, legato al processo naturale di invecchiamento. Alcuni farmaci come quelli usati nell’ipertensione arteriosa o nelle malattie renali, o i farmaci tranquillanti o gli ansiolitici possono causare una riduzione della produzione di lacrime. Raramente l’occhio secco può far parte di una sindrome come la S. di Sjogren, che insorge nelle persone affette da Artrite reumatoide o altre patologie autoimmunitarie.
Alcuni pazienti lamentano lacrimazione abbondante. Questo è un effetto paradosso, in quanto la superficie oculare asciutta è uno stimolo continuo per le ghiandole lacrimali a produrre più lacrime per cui il paziente sente l’occhio bagnato. Comunque la lacrima prodotta è così alterata che non riesce a lubrificare la superficie oculare per cui i sintomi persistono.

VISITA OCULISTICA

La visita oculistica riveste un ruolo importante. Infatti l’oculista può valutare la quantità e la qualità della lacrima ed eventuali danni alla superficie corneale.
La quantità di lacrime viene valutata mediante il test di Shirmer, cioè mediante delle striscie di carta bibula che vengono poste piegate all’interno dell’occhio. In questo modo si misura la quantità di lacrima prodotta dopo 5 minuti.
La qualità della lacrima viene valutata con il BUT (cioè break up time o tempo di rottura del film lacrimale). Un colorante, cioè la fluoresceina viene disciolta nel film lacrimale e con un particolare filtro di luce blu si evidenzia la lacrima. Il film lacrimale, in genere, si rompe dopo 15 secondi o più. Se la rottura del film lacrimale si verifica prima dei 10 secondi si è in presenza di un occhio secco.

TERAPIA

Pertanto è lo specialista oculista che durante la visita mette in evidenza la situazione della superficie oculare e del film lacrimale e suggerisce l’eventuale terapia con dei sostituti lacrimali.
Le lacrime artificiali possono essere usate con tutta tranquillità anche per lunghi periodi, in quanto sono sostanze inerti che non vengono assorbite dall’occhio. Pertanto l’uso cronico non crea problemi né localmente (agli occhi) né sistemicamente (a tutto l’ornganismo). Per l’uso frequente sono più indicati i preparati monouso senza conservanti.
Nel caso la secchezza oculare è molto grave si può arrivare alla chiusura dei canalini lacrimali (quei sottili canali che convogliano le lacrime al naso) con dei tappi rimovibili in silicone. Questo intervento può aiutare a mantenere umidi gli occhi.

CONSIGLI PRATICI

1. APPLICARE LE LACRIME ARTIFICIALI COME CONSIGLIATO DALL’OCULISTA

2. TENERE IL MONITOR DEL COMPUTER PIU’ BASSO COSTRINGENDO GLI OCCHI A GUARDARE IN BASSO MENTRE SI STA LAVORANDO. IN QUESTO MODO SI RALLENTA L’EVAPORAZIONE DELLE LACRIME.


3. BERE TANTI LIQUIDI E QUINDI TENERE IL CORPO BEN IDRATATO

4. USARE UN UMIDIFICATORE A CASA O AL LAVORO SE L’ARIA E’ SECCA A CAUSA DELL’ARIA CONDIZIONATA O DEI RISCALDAMENTI.


5. INDOSSARE OCCHIALI AVVOLGENTI O CON PROTEZIONE LATERALE QUANDO SI VA IN BICICLETTA O VI E’ MOLTO VENTO-CONDIZIONI CHE FAVORISCONO L’EVAPORAZIONE DELLE LACRIME.

6. EVITARE LUOGHI DOVE C’E’ FUMO DI SIGARETTE, POLVERI, ARIA CHIUSA E SECCA, TUTTE CONDIZIONI CHE POSSONO IRRITARE GLI OCCHI.

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OCCHIO E DIABETE

IL DIABETE


II diabete é caratterizzata da valori di glicemia (zuccheri nel sangue) al di sopra della norma, per cui è necessario una dieta particolare e l’assunzione di speciali terapie. Queste si basano sull’uso di insulina (iniezioni) o pastiglie detti ipoglicemizzanti orali.
L'aumento della glicemia danneggia i vasi di sanguigni di tutto l'organismo, con predilezione per quelli di
minor diametro (capillari), compresi quelli della retina.
La retina é la delicata membrana all'interno dell'occhio che raccoglie le immagini per poi
trasmetterle al cervello. Pertanto la retinopatia diabetica è una manifestazione localizzata (all’occhio), della malattia diabetica, che può portare alla perdita parziale o anche totale della vista.

LA RETINOPATIA DIABETICA

Nella fase iniziale della retinopatia diabetica nei capillari retinici si creano delle zone di “indebolimento” e delle zone di “ispessimento”.
Nelle zone di indebolimento si possono dilatare e formare così i cosiddetti “microaneurismi”, da cui può trasudare la parte liquida del sangue e determinare un “edema” retinico o lasciar passare delle sostanze proteiche o grasse che accumulandosi formano i cosiddetti “essudati duri”. In taluni casi i capillari possono rompersi, causando delle microemorragiole o delle vere e proprie emorragie all’interno della retina o del corpo vitreo ad essa adiacente.

Nel caso in cui le pareti dei capillari si ispessiscono possono causare una chiusura parziale o totale dei vasi determinando una interruzione del trasporto di sostanze nutritive e di ossigeno alla retina stessa. In tal caso si possono evidenziare delle zone retiniche biancastre che vengono chiamate “fiocchi cotonosi” o aree ischemiche; conseguentemente la chiusura dei capillari determina una proliferazione di nuovi capillari dalle zone di retina integra. Questo fenomeno viene chiamato “neovascolarizzazione. Questi capillari neo-formati in maniera veloce e disordinata sono anormali e fragili, per cui possono rompersi facilmente causando altre emorragie.

Da questa descrizione, pertanto; si possono distinguere due tipi di retinopatia diabetica:

1- Forma non proliferante.
I vasi alterati presentano zone di indebolimento, con dilatazione della parete (microaneurismi) e sanguinamento (microemorragiole retiniche).
Successivamente possono crearsi edema (quando dalle pareti alterate dei capillari trasuda del liquido) e/o ischemia ( quando la retina riceve sangue in quantità insuffíciente).

2- Forma proliferante.
Quando i capillari retinici occlusi sono numerosi, compaiono ampie zone di sofferenza retinica (aree ischemiche ed essudati molli o cotton-wool spots). Queste zone di retina sofferente, nel tentativo di supplire alla ridotta ossigenazione,
reagiscono stimolando la crescita di nuovi vasi sanguigni (neovasi). Questi neovasi sono anomali perché hanno una parete molto fragile e crescono a caso sulla superficie della retina, come abbiamo accennato prima; essendo molto fragili possono sanguinare, dando luogo a emorragie vitreali, e di conseguenza formando tessuto cicatriziale, il quale, contraendosi progressivamente, può provocare il raggrinzimento e/o il distacco della retina.
Il distacco della retina in questo caso viene definito “trazionale” e necessita di un intervento chiamato “vitrectomia”.

SINTOMI

I sintomi dipendono dalla localizzazione delle lesioni dei capillari: nel caso in cui interessano il centro della retina, ovvero la macula, il paziente diabetico avverte una riduzione della vista da vicino (lettura).
Nella maggior parte dei casi, però, la retinopatia diabetica è silente in quanto vengono colpite le zone periferiche e medio-periferiche retiniche e solo quando le alterazioni colpiscono il centro delle retina e quindi hanno raggiunto una certa estensione, il paziente avverte qualche disturbo visivo. Il calo imrpovviso della vista, del resto, si verifica solo quando si ha una emorragia nel vitreo (emovitreo) o una occlusione di uno dei grossi vasi sanguigni retinici (trombosi), bloccando di fatto il flusso sanguigno retinico.

DIAGNOSI

Come abbiamo detto prima un calo di vista si manifesta solo quando le alterazioni della retina coinvolgono la parte
centrale (macula); per cui la retinopatia diabetica può essere presente ma non causare alcun disturbo.
Pertanto l'unico modo per scoprire alterazioni dei vasi retinici è quello di sottoporsi ad una visita oculistica completa compreso l’esame del fondo dell'occhio dopo aver dilatato la pupilla mediante un collirio.
Lo specialista potrebbe richiedere fotografie della retina o l'esecuzione di una fluorangiografia retinica, esame che richiede la ripresa di fotografie ingrandite del fondo dell'occhio dopo iniezione endovena di un colorante permettendo di riconoscere e clasificare la retinopatia diabetica. La fluorangiografia potrà essere ripetuta ad intervalli stabiliti per ogni singolo paziente, allo scopo di valutare l’evoluzione e pianificare gli eventuali trattamenti. La fluorangiografia, in genere, è ben tollerata, anche se alcuni pazienti possono presentare nausea e raramente vomito. Per la massima parte i pazienti lamentano un notevole abbagliamento dovuto al flash della macchina fotografica. Comunque la vista tornerà esattamente come prima, non appena la pupilla tornerà alle dimensioni normali. Il colorante che si usa per l’esame fluorangiografico è giallastro e può tingere la pelle per alcune ore; verrà eliminato nelle urine che assumeranno un colore vivace per circa un giorno.


TERAPIA

La miglior terapia consiste nel prevenire lo sviluppo della retinopatia.
Lo stretto controllo della glicemia per evitarne gli sbalzi riduce molto il rischio a lungo termine di perdere la vista.
Se esistono problemi di alta pressione arteriosa o di elevate concentrazioni di grassi nel sangue, essi vanno normalizzati.
Anche l’esercizio fisico, come camminare velocemente o correre o andare in bicicletta o nuotare per 20 minuti circa al dì, è utile a mantenersi in forma ed aiuta a controllare la glicemia.
Qualsiasi paziente diabetico può sviluppare la retinopatia diabetica o averla già in corso senza saperlo. Per cui è fondamentale che il paziente diabetico sia valutato periodicamente da un medico specialista oculista che con l’esame della retina o fundus oculi può scoprire precocemente le lesioni iniziali e stabilire gli intervalli dei controlli successivi.
E' dimostrato che un precoce trattamento laser della retinopatia puó rallentare o prevenire la sua progressione, mentre lasciata a sé stessa la retinopatia può portare alla cecitá.
Il trattamento della retinopatia diabetica prevede l’uso del laser. Il raggio laser è costituito da una luce molto concentrata che crea delle piccole lesioni termiche che possono saldare o distruggere il tessuto “malato”. Questa capacità del laser viene chiamata “fotocoagulazione”.
Con la fotocoagulazione laser si può ridurre l'edema retinico maculare o si distruggono le aree ischemiche che stimolano la crescita di vasi anomali, scongiurando la possibilità di sanguinamento.
In genere il laser viene usato con tre tipi di approccio:
1- trattamento focale, con il quale vengono trattate piccole zone di una certa pericolosità;
2- trattamento a griglia, per trattare l’edema maculare Una serie di applicazioni concentriche dell’area centrale che serviranno per favorire l’assorbimento del liquido e delle sostanze fuoriuscite dai capillari.
3- trattamento panretinico, usato in caso di retinopatia priliferante o pre-proliferante. Questo trattamento è diffuso a tutte le aree periferiche per ridurre la crescita dei neovasi anormali; ha purtroppo l'effetto di danneggiare il campo visivo periferico.
Il trattamento laser viene effettuato senza ricovero, dilatando la pupilla con un collirio. Non appena la pupilla è dilatata, si instilla un collirio anestetico e si applica all’occhio una lente a contatto che permette di focalizzare il laser con estrema precisione sulla retina.

In casi di emorragie endoculari persistenti o distacco retinico trazionale é indicato l'intervento
chirurgico di vitrectomia; cioè l’asportazione del corpo vitreo.
Inoltre, durante l’intervento vengono tagliate le membrane cicatriziali che distorcono la retina e quest'ultima,
se é distaccata, viene riposizionata. E' chiaro che quanto più tempo la macula rimane distorta e quanto più grave sarà la perdita della vista permanente.
E' dimostrato che una diagnosi ed un trattamento precoci rappresentano la migliore protezione contro la perdita della vista.

I CONTROLLI OCULISTICI NEL PAZIENTE DIABETICO

1- Un controllo al momento della diagnosi nel caso di diabete dell’adulto.
2- Se invece il diabete esordisce prima dei 20 anni il primo controllo é sufficiente dopo 2 anni.
3- Una visita annuale é in genere sufficiente, in quanto i danni progrediscono lentamente.
4- Le donne diabetiche in stato di gravidanza dovrebbero fare una visita durante il primo trimestre, dato che la retinopatia può avanzare rapidamente.
5- Una volta diagnosticata una retinopatia diabetica, lo specialista indicherà la scadenza più opportuna per il controllo successivo.
6- Se é necessario controllare gli occhiali da vista, é importante mantenere un buon compenso glicemico per parecchi giorni prima della visita, in quanto occhiali che vanno bene durante i periodi in cui la glicemia non é controllata potranno non essere idonei per una situazione di buon controllo metabolico.
7- Fare un controllo immediato se si notano alterazioni della vista che non sono associate a sbalzi di glicemia, soprattutto se interessano un solo occhio.

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